PADRE RAFFAELE DA MESTRE di Giuliana Pelucchi

Giuliana Pelucchi, Padre Raffaele da Mestre, EDB, Bologna 2002, pp.232 (€ 13,70)

Riportiamo la Prefazione al libro di mons. Flavio Carraro, ex-ministro generale dei Frati Minori Cappuccini e ora vescovo emerito di Verona: 
 
Scrivere qualche cosa su padre Raffaele, anche la semplice presentazione di un'opera, è una gioia e un tormento. Non voglio anticipare ciò che si leggerà in questo libro, peraltro molto bello e autentico, ma solo parlare del padre Raffaele che io ho incontrato, amato e stimato. Lo rivedo con quel suo volto rotondo, sempre sorridente, anche quando il sorriso era un atto di volontà e non riusciva a nascondere il dolore che lo torturava.
L'ho conosciuto a Venezia, quando era ricoverato all’ospedale al mare del Lido. Allora ero un giovane frate cappuccino e avevo iniziato il corso teologico che preparava al sacerdozio. Uno degli svaghi più desiderati del nostro gruppo era "andare al Lido, da padre Raffaele". L'ho sempre visto ammalato, su un letto di ospedale o nel conventino di Puianello. E sempre forte, interessato al prossimo, mai ripiegato su se stesso. Una volta gli chiesi: «Padre Raffaele, preghi?». «Mica tanto, sai… Ti ho detto che il primo "Tantum ergo" che ho sentito è stato l'Internazionale socialista!».
Ogni frase una battuta, ogni battuta una luce di saggezza. Innamorato della Madonna con devozione fatta di tenerezza e di forza, i suoi discorsi erano intrisi di riferimenti alla Mamma. Immerso anima e corpo nell'apostolato, ha trovato nella sofferenza la modalità più convincente per attuarlo; abbandonato in Gesù Cristo ogni giorno di più, pur nascondendo in qualche frase scanzonata la sua profonda spiritualità. Quando, dopo un periodo in cui ne fu impedito, poté celebrare la S. Messa, la suora che l'assisteva gli disse: «Padre, chissà cosa ha sentito durante questa celebrazione!». «Fastidio», le rispose, «perché l'altarino era scomodissimo». «No, no», riprese la suora, «io intendevo dire dentro!». «Mal di stomaco, suora, per il lungo digiuno».
Il suo agire e il suo discutere, così libero, talvolta impressionavano negativamente i nostri superiori, ma per noi era un divertimento; anche spirituale. Lo trovai, ammalato, anche alla "Casa sollievo della sofferenza", l'ospedale di padre Pio: fu una festa, in un abbraccio che non finiva mai. In quegli anni aveva subito molti interventi e me ne parlò, concludendo: «Guarda l'indirizzo di questa cartolina speditami da miei cari amici». Lessi: «A Ciò che resta di Padre Raffaele!».
Quando seppi della sua morte, ne soffrii e ne godetti: era rimasto nei miei ricordi, intensamente vissuti, un punto di riferimento ed ero contento che, finalmente, fosse in Paradiso! Tornando al Santuario di Puianello, dopo la morte del padre, mi veniva spontaneo presentarmi alla Madonna in compagnia spirituale di tanti ricordi: di lui e di Lei. Ho ripetutamente chiesto ai miei confratelli di fare presente alla Chiesa la persona e il messaggio di padre Raffaele, e ora vedo con gioia e speranza questa biografia della signora Giuliana Pelucchi. Un lavoro bello; lo si legge con la voglia di continuare a scorrerne le pagine e di vagare nel mondo delle conoscenze e dei ricordi. È profondo nell'esposizione e nei riferimenti alla spiritualità del padre.
Non so che cosa la Provvidenza disporrà, ma io vedrei con gioia il ritratto di padre Raffaele esposto sulla facciata della basilica di San Pietro, ascoltando le parole del Papa recitate con autorevole solennità: «Nos, vota Fratrum Nostrorum…, con la Nostra Apostolica Autorità concediamo che il Venerabile Padre Raffaele da Mestre d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa». Ringrazio l'Autrice e le auguro di incontrare il favore di tanti lettori.
 
Verona, 29 ottobre 2002
 + P. Flavio Roberto Carraro, Vescovo di Verona

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